Lagune solitarie

Anni fa, in una vita passata, abbiamo fatto il giro dell’Islanda.

Le tappe mi sono piaciute tutte, ma quella che mi è rimasta più impressa è stata la costa meridionale. Una sera ci siamo fermati in un ostello in mezzo al niente, ma in lontananza si sentivano le onde infrangersi su una misteriosa battigia.

Decidiamo di andare a vedere la spiaggia che sembra essere lì a due passi. Tanto il cielo è chiaro e c’è una luna bellissima, bassa sull’orizzonte. Abbiamo camminato tipo due ore, le onde parevano sempre lì, ma nessuna spiaggia sbucava all’orizzonte.

In compenso c’era un meraviglioso e intricato paesaggio fatto di prati, acquitrini e corsi d’acqua purissima che con l’avanzare della notte mandavano su una nebbiolina lattiginosa.

Un benessere e una pace che poi raramente ho riprovato.

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Una scheggia di luce dal passato

Qualcuno ha aperto una scatoletta.

Non sappiamo bene quando, ma circa cento anni fa. Circa cento anni fa qualcuno ha aperto una scatoletta, forse di carne? Forse. Se ne trovano, rese quasi trasparenti dal tempo, con ancora la scritta “carne di bo…”. Bovino? Migliaia di scatolette tutte uguali.

Qualcuno circa cento anni fa stava qui, in una di queste baracche tra le Tofane e il Lagazuoi a 2500 metri di quota, a patire il freddo, la paura, ad aspettare qualche ordine superiore, la battaglia l’indomani, una lettera da casa, come migliaia di altre persone, e a un certo punto ha pranzato, o forse cenato, per l’ennesima volta o per l’ultima, con una scatoletta. E ha buttato via l’apriscatole. Magari l’ha lanciato nel buio, pensando a qualcosa o forse a niente, e dall’altra parte del buio, cento anni dopo, l’apriscatole è atterrato davanti ai miei scarponi. Una scheggia di luce, un sottilissimo filo teso da una parte all’altra del tempo.

Da una mano sconosciuta alla mia.

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Boschi solitari per incontri imprevedibili

Adesso, potreste dirmi che sono un po’ rimbambita, e non me la sentirei di darvi torto.

Ma oggi siamo andati a camminare in uno di quei posti fuori mano dove passa gente tipo una volta alla settimana, e a un certo punto sul sentiero abbiamo visto un culo peloso tagliare l’angolo e dileguarsi. Eravamo abbastanza vicini, ma è stata questione di due secondi.

Troppo piccolo e tarchiato per essere un cervo, troppo scuro per essere un camoscio (che poi in questa stagione non stanno in mezzo ai boschi), di certo non era un capriolo. Troppo grande per essere un cinghiale. Il sentiero poi era sassoso, e non abbiamo sentito rumore di zoccoli, senza contare che non c’erano da nessuna parte i regalini puzzolenti che gli ungulati dispensano con generosità.

Ma soprattutto il culo aveva il pelo medio lungo e un’andatura veloce ma come dinoccolata. Io adesso non so, di cervi e camosci e caprioli ne ho visti parecchi, ma mi piace pensare che forse c’è la remota possibilità che oggi io e Francesco abbiamo visto un orso.

(E anche la sola remota possibilità mi fa schizzare la gratitudine nei confronti dell’universo a livello fuori scala proprio)

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Boschi solitari

Un viaggio in Finlandia

Io vivo in una città. Non credo sia l’ambiente giusto per me, ma è così, cosa vogliamo farci?

Tuttavia, la natura incontaminata, o selvaggia, o wilderness che dir si voglia per me è molto importante. Lo è per tutti in realtà, in modo più o meno conscio. Però in Italia la natura è spesso e volentieri sotto assedio: pascoli spianati per fare strade, montagne ridotte a parco giochi, campi mangiati da strade e case. Potrei fare un elenco infinito.

Perché tutto in Italia deve essere utile, ogni singolo pezzo di terra deve appartenere a qualcuno e deve dare una rendita, deve essere sfruttato per qualcosa. Non ce ne rendiamo mica conto, credo, ma questo continuo assalto, questo voler a tutti i costi addomesticare ciò che per sua essenza non può essere addomesticato, ci sta facendo malissimo. Perché allontanarsi dalla natura e dal concetto di naturalità crea disagio, rende la gente rabbiosa, e questa rabbia emerge come una risorgiva in ambiti apparentemente estranei alle tematiche ambientali.

Io sono certa che sia anche questo il motivo per cui stiamo attraversando un periodo così, come dire? Scoraggiante. Questo viaggio è davvero consolatorio: ci sono posti dove incredibilmente la wilderness esiste, senza nessun progetto di ‘valorizzazione’ del territorio. Va bene così com’è.

E io trovo che sia una cosa semplicemente meravigliosa.

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La natura non valorizzata a Kuusamo, Finlandia

Cime inviolate, valli sconosciute

In genere chi percorre la statale agordina ha fretta di arrivare ad Alleghe o a Caprile, sul Civetta o sulla Marmolada. E infatti corrono tutti come dei forsennati. Ma la valle del Cordevole è affascinante e misteriosa. Non basterebbe una vita per esplorare tutti i sentieri, a volte abbandonati da secoli, che partono dal fondovalle e si inerpicano su per le valli e gli orridi laterali. Alcuni sono solo faticosi, altri invece richiedono capacità che probabilmente non avrò mai. Però posso sempre sedermi su un sasso a guardare dall’alto questa terra di mezzo e lavorare di immaginazione..

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Lloyd e Sir

“Sir, la vedo bloccato”
“È che ho paura di fare un passo falso”
“Se mi permette, l’unico passo falso è quello che non porta da nessuna parte, sir”
“E quelli che fanno inciampare?”
“Sono i più veri tra i passi, sir”
“Però poi c’è il rischio di farsi male, Lloyd”
“O forse la possibilità di trovare un nuovo equilibrio, sir”

[Di Lloyd, di sir, di piccoli passi e grandi passaggi nei colori di Silvia Benetollo]

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